ultimo parlante tiniguaSixto Muñoz è un signore di circa 90-95 anni, ed è l’ultimo parlante di lingua tinigua.

I tinigua erano una popolazione indigena della Colombia. Rinomati conoscitori dell’uso medicinale delle piante, furono sterminati nel 1949 per volere di tale Hernando Palma, bandolero locale. Questo è importante ai fini di questa storia, perché quando si parla di «ultimo parlante», l’opposizione più lecita è che un ultimo parlante non può mai esistere davvero, perché qualcuno che ha una competenza almeno passiva della lingua ci deve pur essere.

Non è questo il caso, perché i parlanti di tinigua sono stati ammazzati quasi tutti, tutti assieme. Sixto Muñoz si salvò perché il giorno del massacro era fuori porta. Da allora ha vissuto isolato, in compagnia di suo fratello nelle foreste della Sierra la Macarena e parlavano tinigua fra loro e spagnolo con gli altri. Nel 2005 è morto anche il fratello.

Sixto Muñoz ha sempre incontrato con piacere linguisti e ricercatori, e quando va in paese viene ancora oggi accolto come una specie di celebrità.

Cosa sappiamo dell’ultimo parlante tinigua

Nel tempo sono cambiati i resoconti fatti dai ricercatori su Sixto Muñoz e il tinigua. Uno del 2013 diceva che Sixto Muñoz parlava tinigua durante le ore di lavoro solitarie, con il suo dio e con le galline, per non dimenticarlo.

In una puntata della serie di documentari Guardianes de la lengua di Canal Encuentro, Sixto Muñoz si fa riprendere mentre insegna alcune parole di tinigua a sua nipote, ma l’idea che si trattasse di uno stratagemma cinematografico pare lampante.

Da quanto dice un recente articolo della BBC, Sixto Muñoz risulta ancora vivo. Pare che disponga di una buona dose di umorismo e vitalità, ma ammette che inizia a dimenticare il tinigua. Non ha mai voluto insegnarlo a figli e nipoti (la trasmissione intergenerazionale è l’elemento più importante per la salvaguardia di una lingua) perché – a suo dire – «a cosa serve una lingua se la parla solo una persona?».

Ogni volta che una lingua diventa dormiente¹, vince la stupidità umana

La storia di Sixto Muñoz è una storia di stupidità umana. Parte dall’annientamento fisico del prossimo e arriva all’impossibilità di far capire a un guardiano della lingua l’importanza di condividere il suo sapere con gli altri. La colpa, intendiamoci, non è di Sixto Muñoz che non ha mai voluto insegnarla, ma di chi non lo ha mai messo nelle condizioni di farlo.

Il 2019 è l’anno internazionale delle lingue indigene, e molti eventi sono stati organizzati a loro favore, per aumentare il grado di consapevolezza sull’importanza della diversità linguistica. Uno di questi ha riguardato proprio la presentazione del libro “El hombre sin miedo: la historia de Sixto Muñoz” di Ricardo Palacio HernándezKatherine Bolaños, acquistabile sul sito spagnolo di Amazon.

Nel mondo esistono circa 7.000 lingue, e il 90% di queste conta meno di 100.000 parlanti. Un numero compreso fra 300 e 400 ne conta meno di 50.

Il tinigua è una lingua isolata, dalla morfologia complicatissima, con una letteratura scientifica dedicata pressoché inesistente e nota a una sola persona. Quando se ne andrà Sixto Muñoz porterà con sé la sua lingua, la sua storia e il sapere che essa veicolava. Un intero modo di guardare alle cose del mondo non ci sarà più.

 

 

Note:

1. Sulla scia di Lee & Van Way (2016: 289-90) uso dormiente (< ‘dormant’) anziché estinta o morta. Quando una lingua non viene più parlata, generalmente il processo che sta a monte di un tale esito è una storia di dolore, solitudine e restrizione, come in questo caso. L’uso di un lessico meno brutale non servirà a cambiare le cose.

Però può renderle meno amare.

2 Comments

  1. Lidia

    Grazie, che bell’ articolo! Io ho documentato la lingua Lakurumau (Papua Nuova Guinea), che pure lei benissimo non sta, ma ha almeno ancora 800 parlanti, e ho avuto Kathrine e Ricardo come compagni al corso di preparazione per il fieldwork, nel 2017. Mi ricordo infatti che non vedevano l’ora di partire per il lavoro di campo perché temevano che Sixto gli morisse prima… Non sapevo del libro, adesso me lo compro! Grazie, complimenti per il sito e buon anno! Lidia

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