Il 70° Festival della canzone italiana ci dà modo di parlare di quel fenomeno che qui definiremo fiorellismi.
Sono tre giorni che Fiorello – a metà fra lo zio di ‘na certa età che tenta di risultare simpatico e l’amichetto del cuore che alle elementari imparava una parola nuova e la ripeteva fino a svuotarla di significato – produce neoformazioni in ismo. È questo un fortunato suffisso che serve generalmente a creare nomi da aggettivi (es. socialismo) e nomi da nomi (si veda il recente sarrismo). Per rendere il giochino più funzionale, Rosario lo fa costruendo espressioni dal tono marziale e pseudogiornalistico, che risultano vincenti con la formula «C’è del», che teoricamente rende grave il momento ma in realtà lo esorcizza. Fiorello, piaccia o meno, sa fare il suo lavoro (il suo lavoro è quello di far ridere le nonne, ricordiamocelo sempre). A memoria, gli ho sentito dire almeno «c’è del bacismo», «c’è dello scalismo», e poi ancora sempre con «c’è del» anche «razzismo floreale / manismo / fiorismo / canzonismo / plastichismo / pallismo».
Il tutto, ovviamente, deve riprendere e ammorbidire le polemiche scatenate dalle dichiarazioni sessiste di Amadeus, che hanno tanto fatto parlare di sessismo e che quindi doveva essere uno dei temi di questo Festival. Tradotto: Amadeus ha fatto del sessimo, e questo è un problema; dunque per analogia creiamo una carriola di parole in -ismo, e ognuna descriverà un determinato problema. Come i solitari, anche i fiorellismi vanno bene per qualsiasi occasione.

Fiorellismi per ogni occasione

E allora se sale Đoković sul placo e viene invitato a fare due scambi ma manca la pallina, ecco che c’è del pallismo. Se i fiori vengono dati solo alle donne, ecco che c’è del fiorsimo o del razzismo floreale; se solo le donne vengono prese per mano siamo di fronte a manismo. Tutto puntualmente sottolineato da Fiorellone nostro.
Soprattutto, se sulla prima rete nazionale avviene il primo bacio gay in diretta della storia durante quello che è l’evento dell’anno fra nonpotevaesserenessunaltrosenon Fiorello e Tiziano Ferro, bisogna dire che c’è del bacismo. E l’onda va cavalcata finché è alta; infatti basta che passino due giorni e taaac, bacino innocente pure con Ghali. Lì per lì la nonna ne risulta scandalizzata, ma se lo fa Fiorello – e in entrambi i casi lo ha fatto Fiorello -, e se Fiorello ci scherza subito sopra, allora va bene anche se signora mia dove andremo a finire.
Il tutto secondo me è stata anche una mossa abbastanza furbacchiona e preventiva, per preparare il grande pubblico alla mega limonata di stasera fra Achille Lauro e il bel chitarrista dai capelli blue. Si noti che anche Elettra Lamborghini e quella pezza per pulire i bicchieri di Myss Keta hanno quasi toccato le reciproche labbra. Ancora bacismo non eterosessuale, con buona pace di Pillon.

Un bombardamento di tali proporzioni non poteva che dare abbondanti frutti. Bacismo conta già 15.000 risultati su Google. La fuzione Google Trends conferma addirittura che negli ultimi tre giorni gli italiani hanno dedicato del tempo informarsi sul suffisso in questione (a proposito, concedetemi di mettere qui la kw tattica bacismo significato, magari qualcuno ce casca). Lo schema di sotto è abbastanza eloquente.

ismo
Fortuna di -ismo, febbraio 2020

Fotografia dei fiorellismi: un cambiamento dall’alto?

Già l’anno scorso il Festival contribuì alla diffusione di una delle parole nuove più fortunate del 2019, quel cringe a cui tra l’altro neanche questa edizione si è sottratta, e di cui ho già parlato in questa sede.
L’anno scorso però fu diverso. Per richiamare il mai banale Labov 1994, cringe è stato un vero e proprio cambiamento dal basso, ovvero una di quelle innovazioni della lingua che «appaiono dapprima nel vernacolo […] e possono essere introdotte da qualsiasi classe sociale» (Labov 1994: 78, traduzione mia). A un certo punto i parlanti italiani hanno deciso di avere bisogno di questa parola per descrivere quella sensazione di ‘sentirsi in imbarazzo per qualcun altro’, e Sanremo 2019 è stato il palcoscenico ideale per usarla con cognizione di causa. Non è un caso se una delle prime cose dette da Fru dei Jackal nel secondo video di commento al festival di quest’anno è stata: «il mio rivelatore di cringe si sta attivando».

Perché se a Sanremo potrà avvenire un fatto cringe, esso avverà.
Le neoformazioni di Fiorello invece paiono proprio dei cambiamenti dall’alto, cioè quelli che per citare sempre Labov «vengono introdotti dalla classe sociale dominante [e] non interessano immediatamente le strutture del vernacolo della classe sociale dominante o delle altre classi sociali» (ibidem). Che provenga dall’alto o dal basso, un cambiamento ha bisogno di tempo per essere accettato, acclimatarsi, e diffondersi.  Sarà dunque il 2020 l’anno degli -ismi creati ad minkiam sul modello dei fiorellismi?
È chiaro che non lo possiamo prevedere. Sicuramente il Festival di Sanremo è da sempre un amplificatore potente per fenomeni sociali, di moda e linguistici.
(Stasera c’è l’ultima serata. Conterò tutti gli -ismi di Fiorello e domani integro l’articolo con le novità se ce ne saranno. Fino ad allora, forza Rancore).

Bibliografia

Labov, William. 1994. The study of change in progress: Observations in real time. In William Labov, Principles of Linguistic Change: Internal Factors, 73-112. Oxford: Blackwell

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *